Glossario

Parte I. Che cosa è la politica agricola comune?
A. Introduzione alla PAC
B. Sostenibilità e agricoltura
C. Le origini della PAC
D. Lo sviluppo della PAC
E. 1992 Riforma della PAC
F. Agenda 2000

Parte II. Come la PAC aiuta gli agricoltori in Europa?
A. Solidarietà Finanziaria: principio base della Comunità
B. Organizzazioni Comuni del Mercato
C. Assistenza sotto la PAC

Parte III. Quali sono i problemi con la PAC?
A. Costi
B. Impatti sull'ambiente
C. Conseguenze nella sanità pubblica
D. Conseguenze sui paesi del terzo mondo

Parte IV. Quali sono le Riforme della PAC di giugno 2003?
A. Sommario delle Riforme della PAC 2003
B. Analisi dettagliata delle riforme PAC 2003

Parte V. Come verrà applicata la PAC nei nuovi Stati membri ?
A. SAPARD
B. L'applicazione della PAC nei nuovi Stati Membri

Testi selezionati da Bibliografia e Siti Web


 

PARTE III. QUALI SONO I PROBLEMI CON LA PAC?

Anche se la PAC ha avuto molto successo per quanto riguarda l’incremento della produzione agricola nei paesi dell’Unione Europea, ciò non è avvenuto senza problemi. Questi includono:

  • i costi economici del programma;

  • gli effetti sull'ambiente;

  • gli effetti sulla sanità pubblica;

  • le conseguenze sui paesi di terzo mondo, e

  • gli effetti sul commercio mondiale.

Vi proponiamo una breve analisi per ciascuno di questi problematici settori.

I Costi Economici

Una critica importante fatta alla PAC è stata quella relativa ai costi. In effetti, la PAC trasferisce denaro dai contribuenti e dai consumatori europei ai propri agricoltori per sostenere il settore agricolo, promuovere la produzione degli alimenti e per assicurare un’adeguata fornitura alimentare. Gli stati membri contribuiscono annualmente al budget della PAC. La maggior parte di questi fondi derivano dal pagamento delle tasse, anche se la PAC, inoltre, crea alcuni fondi monetari con le imposte tariffarie su prodotti agricoli importati.

Le spese della PAC ammontavano ad un valore di 40 miliardi nel 2000. Le spese della PAC sono una parte importante del budget dell’UE, riguardano due terzi circa del budget nel 1988, ma in diminuzione del 40% circa. La parte del leone dell’importo (circa il 90%) va ai pagamenti ai coltivatori della terra o agli allevatori, mentre circa il 10% va allo sviluppo rurale. I sussidi per i coltivatori di terre arabili rappresentano circa il 40% del budget della PAC, mentre altri prodotti vegetali ricevono circa il 22% ed il settore della carne bovina riceve circa l’11%.

La PAC ha provocato l’aumento dei prezzi degli alimenti per i consumatori dell’UE. I cittadini dell'UE pagano circa 53 miliardi l'anno per i prezzi più elevati degli alimenti causati dai sostegni e dalle tariffe sui prezzi dei prodotti importati. Ciò è circa il doppio dell’importo che i consumatori pagherebbero se ci fosse il libero mercato (cioè un'economia senza sovvenzioni e tariffe agricole). Il Consiglio nazionale dei Consumatori nel Regno Unito ha calcolato che la PAC costa ad una famiglia di quattro elementi un extra di 1.560 € all'anno. L’incremento dei prezzi degli alimenti rappresentano un duro colpo al povero, che dispone di un budget minore per gli alimenti.

I critici, inoltre, dicono che i sussidi della PAC non siano stati ben bilanciati, con il 70% dei fondi monetari erogati soltanto per il 20% delle aziende agricole d'Europa, in modo predominate alle più grandi. I piccoli coltivatori, che rappresentano circa il 40% delle aziende agricole dell’UE, ricevono solo l’8% delle sovvenzioni.

A.                Effetti sull'ambiente

La politica agricola comune è stata progettata per incrementare la produzione agricola e per migliorare lo standard di vita di coloro che sono impegnati in ambito agricolo. Inizialmente, tuttavia, la politica non ha considerato gli effetti che una produzione agricola intensiva avrebbe avuto sull'ambiente naturale. In generale, la PAC ha avuto effetti negativi sulla quantità e sulla qualità delle risorse idriche, sulla qualità dei terreni e sulla biodiversità. Questi impatti ambientali negativi hanno dato luogo ad alcune delle riforme della PAC, promulgate nel 1992 e nel 2003.

Nel caso dell’acqua, l’aumento della produzione agricola richiede più estrazione dell’acqua in superficie e del sottosuolo per l’irrigazione, abbassando il livello dell’acqua del sottosuolo e la quantità d’acqua che scorre nei fiumi.

A loro volta, questi impatti contribuiscono alla riduzione dell’area delle terre umide, alla riduzione dell’ossigeno nei fiumi ed all'affluenza di acqua salata nel sottosuolo delle zone costiere. Quando l'acqua è inquinata, si interrompe la presenza di fauna selvatica presente nella zona.

L'attività agricola, inoltre, degrada il terreno, come conseguenza dell’erosione, dell’esaurimento delle sostanze nutrienti nel terreno e della contaminazione dovuti ad un uso errato dell’azoto inorganico, del fosforo, o di fertilizzanti potassio-basati. Si stima che circa 50 milioni di ettari, che rappresentano il 16% dell’area agricola dell'UE, hanno terreni degradati. La rappresentazione correlativa ai nuovi stati membri è del 35%. La Commissione Europea ha avviato un processo che innalzerà la tutela del terreno allo stesso livello della qualità dell'aria e della qualità dell'acqua.

La biodiversità - si riferisce al numero ed alla varietà di forme di vita all'interno di una data zona - è stata applicata per migliaia di anni nella partnership con gli agricoltori per migliorare la produzione agricola. Nei sistemi agricoli tradizionali, gli agricoltori hanno fatto affidamento sulla presenza di piante, animali e insetti locali. Le aree coltivabili sono state sparpagliate in mezzo ai terreni boscosi, alle zone umide, alle aree erbose, alle siepi e ad altre zone naturali, che hanno assicurato l'habitat a numerose specie e che hanno sostenuto lo sviluppo agricolo. Nei sistemi agricoli moderni, le zone naturali sono state epurate e spianate per coltivare più terreni possibili. Molte attività ecologiche fornite dalla biodiversità sono state sostituite da surrogati artificiali, quali fertilizzante e antiparassitari. Questi nuocciono all'ambiente inquinando l'acqua in superficie e nel sottosuolo ed eliminando involontariamente una specie d'insetto utile.

In Europa, la vegetazione naturale e molte specie della fauna selvatica hanno sofferto notevolmente per i cambiamenti dei modelli dell’’agricoltura. In passato, i sistemi tradizionali agricoli hanno sostenuto gran parte della biodiversità. Il paesaggio dell’Europa, oggi, si presenta con relativamente poche restanti grandi zone deserte che possono sostenere la biodiversità. Dando risalto alla produzione, la politica agricola dell’UE ha promosso la monocoltura, la coltivazione di un singolo raccolto su vasti tratti. Questo tipo di agricoltura è stata nociva per molte specie animali e vegetali e l'agricoltura non è più in armonia con il proprio paesaggio circostante. Nel Regno Unito, per esempio, la maggior parte dei prati ricchi di fiori e circa la metà delle antiche pianure boschive e le brughiere sono scomparse. Così come la produzione agricola si intensifica, il numero e la salute della specie che tradizionalmente fanno parte delle campagne diminuiscono. Una volta, i terreni coltivabili sono stati l’habitat per molte specie di uccelli, ma questi stanno scomparendo. In Germania, uno studio ha indicato che l'agricoltura è stata responsabile della diminuzione del 72% della specie animale e vegetale prese in considerazione. L'agricoltura, inoltre, ha effetti negativi sulle specie minacciate abitanti degli alberi.

L'UE ha richiamato l’attenzione sul problema degli impatti ambientali della propria politica agricola nelle riforme della PAC del 1992 e del 2003. Tra le altre misure, l’aumento delle set-asides del terreno agricolo si pensa abbia un effetto positivo sull'ambiente fornendo le zone d'habitat per le piante, gli insetti e gli animali (in modo particolare uccelli), riducendo l'erosione del terreno, fornendo le zone per il pascolo e ricreando il paesaggio culturale.

B.                Effetti sulla sanità pubblica

Gli interessi pubblici, riguardo la sicurezza alimentare in Europa, sono aumentati negli ultimi anni a causa degli episodi ben-pubblicizzati del morbo della mucca pazza, diossine ed afta epizootica e l’aumento di piante geneticamente modificate. In aggiunta, l'uso diffuso di fertilizzanti e antiparassitari, di additivi negli alimenti e l'introduzione degli alimenti geneticamente modificati, inoltre, hanno reso più consapevoli i cittadini dei potenziali pericoli nel consumo di alcuni prodotti alimentari. Si pensa che l'introduzione su larga scala delle attività agricole, a seguito dell'approvazione della PAC, sia direttamente correlata a questi problemi.

A causa della diminuzione della fiducia pubblica nei confronti dell'industria alimentare, la Commissione Europea, nel mese di gennaio del 2002, ha adottato una Carta Bianca sulla sicurezza degli alimenti con la quale si proponeva un programma di riforma legislativa per realizzare il progetto "dalla terra alla tavola" riguardo la sicurezza del cibo. La Carta Bianca ha individuato una certa quantità di debolezze nella pratica attuale, tra cui la mancanza del supporto scientifico, l’inadeguatezza del controllo e della sorveglianza per la sicurezza degli alimenti, le carenze nel sistema rapido di allarme e l’assenza di coordinazione fra studio scientifico ed supporto analitico. Come conseguenza della Carta Bianca, è stata istituita una Nuova Autorità Europea per la sicurezza degli alimenti e indirizzata a lavorare in direzione di standard il più possibile elevati di tutela della brughiera per i consumatori delle derrate alimentari europee. La legislazione è stata adottata o proposta per una vasta gamma di problemi riguardanti la sicurezza degli alimenti, compresi cibo e rifornimenti alimentari geneticamente modificati, la classificazione degli alimenti, i sottoprodotti animali, supplementi agli alimenti, sostanze residue antiparassitarie ed altri.

C.                Conseguenze sui paesi del terzo mondo

La PAC ha avuto conseguenze negative sull'agricoltura nei paesi del terzo mondo. Prima delle riforme della PAC 2003, gli agricoltori dell’UE venivano retribuiti a seconda della quantità del raccolto prodotto o del bestiame. Di conseguenza, essi hanno modificato le proprie tecniche per incrementare la produzione ed aumentare così il proprio sussidio. Ciò ha provocato prodotti in surplus. Dal momento che l'UE non potrebbe usare tutti i propri prodotti agricoli, li vende ai paesi del terzo mondo a prezzi bassi, pratica conosciuta col nome di “dumping”. Inoltre, ha diminuito le esportazioni quando il prezzo di quest’ultime era superiore ai prezzi di mercato nel resto del mondo ed ha imposto tariffe all'importazione di prodotti provenienti da altri paesi. Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), i paesi sviluppati erogano un miliardo di dollari al giorno per sostenere i propri settori agricoli, un quadro sei volte maggiore di tutta l'assistenza che inviano ai paesi sottosviluppati.

Queste politiche colpiscono gravemente gli agricoltori dei paesi sottosviluppati, che non possono competere con le importazioni pesantemente sovvenzionate o permettersi di pagare le tariffe di importazione per vendere i propri prodotti ai paesi dell’UE. Il mancato reddito ai paesi in via di sviluppo derivante dal non accesso ai mercati internazionali è stato calcolato per un valore di oltre 100 miliardi di dollari all'anno. Il declino dell'agricoltura nei paesi di terzo mondo, dovuto parzialmente alle politiche dei paesi sviluppati, ha accelerato la diffusione della povertà, lo sviluppo delle città e la fame diffusa in questi paesi. Nel passato, le società, in quei paesi, sono state strutturate in modo da essere in grado di fornire gli alimenti alla propria gente. Oggi, tuttavia, le tendenze globali nell’ambito della tecnologia agricola, nella produzione e nella distribuzione hanno interrotto quei sistemi tradizionali. I legami verso la terra della gente conforme alle tradizioni si sono indeboliti o perduti. In milioni sono emigrati verso le aree urbane alla ricerca di lavoro, lasciando impoverite le aree rurali.

D.                Conseguenze sul commercio mondiale

Le politiche agricole commerciali sono state materia di numerose dispute fra le nazioni del mondo perché interessano direttamente l'economia ed il benessere di questi paesi. Le sovvenzioni e le tariffe agricole di importazione, come quelle dell'UE, forniscono un vantaggio agli agricoltori e agli esportatori del paese o della regione che le applica; tuttavia, incidono negativamente sui partner commerciali di quel determinato paese o regione. Tali politiche sono particolarmente dannose per le nazioni sottosviluppate che non hanno un settore agricolo avanzato. Si sono tenute una serie di conferenze internazionali sotto gli auspici dell'Accordo Generale sul Commercio e sulle Tariffe (GATT) e della propria discendente rappresentanza, l'Organizzazione del Commercio Mondiale (OCM), per orientare queste problematiche. Sono attualmente membri dell’ OCM 147 paesi . L'UE è il primo importatore ed il secondo esportatore del mondo di prodotti agricoli ed è, inoltre, membro dell’OCM. Di conseguenza, è estremamente coinvolto nelle trattative internazionali sul commercio agricolo.

L'Uruguai Round sulle trattative commerciali, iniziate nel 1986 e conclusesi nel 1994, è stato il primo sforzo multilaterale per orientare le problematiche relative al commercio agricolo. Esso ha portato al Patto in Agricoltura, che orienta le problematiche dell’accesso al mercato, del supporto interno e dei sussidi per l’esportazione. L'accordo ha richiesto la riduzione dall’importo totale del supporto all’agricoltura, comprese le sovvenzioni all’esportazione e i dazi doganali per correggere ed impedire distorsioni nei mercati mondiali. Questi obiettivi dovevano essere realizzati in sei anni per i paesi sviluppati e in dieci anni per i paesi in via di sviluppo. Per i paesi meno avanzati (……) non è stato necessario fare le riduzioni. Più specificamente, l'accordo ha incluso i seguenti elementi ed obiettivi:

Accesso al mercato

  • I paesi membri che acconsentono a cambiare tutte le restrizioni sull’importazione, comprese le imposte variabili sull’importazione e le tariffe doganali sull’importazione, all’interno di un sistema di tariffe restrittive, così che tutti i paesi possano avere una base uniforme per la riduzione di questi controlli. E conosciuta con il nome di tariffazione;
  • le tariffe dovevano essere ridotte da una media del 36% tra il 1995 e il 2000 (una riduzione del 24% tra il 1995 e il 2004 per i paesi in via di sviluppo) e di almeno il 15% per ogni prodotto (del 10% per i paesi in via di sviluppo). Dopo cinque anni, sarebbe stata fatta una ripartizione e sarebbero state riprese le trattative.
Il supporto interno

la misura collettiva di supporto (MCS) doveva essere ridotta da una media del 20% per tutti i prodotti in rapporto al periodo di riferimento 1986-88 (del 13% per i paesi in via di sviluppo). In certi casi, il supporto diretto al reddito non è stato incluso in questa riduzione;

Le sovvenzioni per l’esportazione

Le sovvenzioni per l’esportazione devono essere ridotte del 21% in sei anni in termini di volume per ogni prodotto (del 14% per i paesi in via di sviluppo) e del 36% (del 24% per i paesi in via di sviluppo), in termini di bilancio. Per determinati prodotti come il manzo, si applica una certa flessibilità.

Alla fine del 1994, l'UE ha adottato alcuni regolamenti per applicare gli impegni presi nell'Accordo dell'Uruguai Round sull'agricoltura. Questi hanno incluso le regolazioni dei vari OMC e la conversione delle imposte variabili sull'esportazione alle tariffe doganali. L'accordo dell'Uruguai Round è stato considerato il primo punto significativo nella riforma del commercio agricolo e nella rimozione delle distorsioni in questo commercio derivanti dalle politiche interne di sostegno.

Le trattative per le ulteriori riforme commerciali, riprese nel 2000 e nel mese di novembre del 2001, sono state tenute in una conferenza ministeriale nel Doha , in Qatar per definire il nuovo mandato per creare obiettivi più precisi. Queste costanti trattative, hanno una scadenza per il completamento fino al 1 gennaio 2005 e affrontano alcune questioni difficili.

Il metodo dell'UE impiegato nelle trattative agricole si basa sul pacchetto Agenda 2000. La posizione dell’UE è quella di difendere il modello agricolo europeo e di far rilevare che anche gli aspetti non-commerciali dell'agricoltura dovrebbero essere orientati. Oltre alla produzione alimentare, l'agricoltura ha un ruolo multifunzionale che include la preservazione della campagna, la tutela dell'ambiente, la sicurezza e la qualità del cibo, la protezione degli animali e altro. E,’ quindi, necessario un equilibrio fra le questioni agricole relative al commercio e al non-commercio.
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